.
Annunci online

  Datti [ ]
         

 
 

Ciao a tutti mi chiamo Salvatore Fizzarotti ,sono di Roma.

La mia professione: Photoreporter,il classico photoreporter,quello che denuncia i fatti reali senza porsi problemi e scrupoli di sorta………Credo in quello che faccio e cerco di raccontarlo con le mie immagini………Quello che cerco è l’emozione delle persone che vedono le mie foto,senza cercare notorietà e glorie,non sono molto bravo nel descrivermi,quindi lascio la parola ad alcune persone che con due parole hanno colpito in pieno il soggetto………Grazie a tutti.

 

Un mio collega scrive:

Chi si affaccia ad un mondo completamente diverso da quello in cui vive, rischia di cogliere solo il lato "curioso", folkloristico, a volte persino bizzarro di una società: le foto di Salvatore mostrano invece una attenzione intelligente ed una rara sensibilità.Le persone, i volti, le ambientazioni sono colte con una sobrietà ed un rigore così intensamente rispettosi da far pensare ad un lavoro svolto nell'ombra, in silenzio, quasi a non volersi intromettere e disturbare una cultura così affascinante nella sua diversità al punto da aver turbato le coscienze e lo spirito di milioni di viaggiatori.

E proprio di questo si tratta: la professionalità di Salvatore si esprime nel cogliere le sensazioni, le situazioni che solo un "viaggiatore", non certo un "turista", può cogliere in una frazione di secondo.”

 

Un anonimo scrive:

La fotografia come mezzo espressivo. Anche sulla rete. Un blog come una finestra da cui affacciarsi su un mondo diverso da quello in cui si vive. "Datti", il diario online di Salvatore Fizzarotti offre una prospettiva diversa per analizzare i temi legati alla grande attualità.

 

  



  PeaceReporter - la rete della pace. Quotidiano online e agenzia di servizi editoriali. Storie, dossier, interviste, reportage, schede conflitto, schede paese e buone notizie da tutto il mondo
 
  6/10/2005

 War News - Notizie dai conflitti nel mondo

   
  

  Basta! Parlamento pulito
 
 
  Invia anche tu la lettera al Presidente Ciampi!

 Reporters Sans Frontières
 
  Alertnet


 


   


6 marzo 2006



QUEL CHE POSSIEDE UN "BIMBO"


 


 Due piedi lesti lesti per correre e saltare,

due mani sempre in moto per prendere e per fare,


la bocca chiacchierina
per tutto domandare,

due orecchie sempre all'erta intente ad ascoltare,

due occhioni spalancati per tutto investigare,

ed un cuoricino buono per molto molto amare.

                        

                           
 Il piccolo Tommaso Onofri rapito
   Un bimbo di 17 mesi non può avere colpe
     LIBERATELO




permalink | inviato da il 6/3/2006 alle 1:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



27 dicembre 2005



    "Non dimentichiamoci di loro"

           

      

      

      




permalink | inviato da il 27/12/2005 alle 23:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



24 dicembre 2005



  "Il dramma Pakistan"
Nei volti delle persone la rassegnazione a un dramma che li ha segnati per tutta la vita...........


             

             

             

                       

                                 

             

            

            

                                 

                      

                       

            

                                  

                       

             

                       

                        

                       

             

             

             

                       

                                  

                        

             

                       

             

                             




permalink | inviato da il 24/12/2005 alle 11:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



23 dicembre 2005



 Il sisma che ha sconvolto il Pakistan................
Quando le immagini parlano più delle parole 

          

                     

           

                     

           

           

           

           

           

           

           

            

                     

            

           

           

                     

                     

            

            

            

            

            

                       

            




permalink | inviato da il 23/12/2005 alle 9:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



22 dicembre 2005

Il dramma Pakistan

A tre mesi dal terribile sisma che ha colpito lo Stato del Pakistan,una nostra squadra di medici-infermieri e volontari,portano avanti un opera di aiuto umanitario,meraviglosamente funzionante,la quale ci fà onore,e che per la prima volta nella mia vita,mi ha fatto sentire fiero di essere italiano.
La nostra base è distaccata a Mansehra,a nord del Pakistan,composta da un campo base che comprende un ospedale da campo,dove chirurghi operano tutti i giorni,una pediatra assiste i bambini,con l'auito di uno psicologo,per affrontare le difficoltà del caso,l'ospedale è fornito di apprecchiature mediche specialistiche,compreso un laboratorio analisi,per lo studio immediato delle situazioni medico sanitarie,ed una struttura per l'esame radiografico.
Grazie a loro molta gente riceve le cure del caso,superando difficoltà che in situazioni normali sono facilmente superabili,ma che in questo caso sono a dir poco assurde.

                       

   
                       

                                          
  
                        

                       

                       

                        

                              

                        

                       

                        

                        




permalink | inviato da il 22/12/2005 alle 17:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa



14 dicembre 2005



Il rapporto annuale dell'agenzia Onu evidenzia le condizioni
di emarginazione in cui vivono centinaia di milioni di minori
Unicef, il dramma dei bambini
"invisibili", affamati e sfruttati


<B>Unicef, il dramma dei bambini<br>"invisibili", affamati e sfruttati </B>
Gli effetti della malnutrizione
su un bambino nigeriano

ROMA - Centinaia di milioni di bambini "invisibili", orfani, affamati o sfruttati. Come sempre, il rapporto annuale dell'Unicef, presentato oggi, offre un quadro agghiacciante. E come sempre, è seguito da accorati appelli. "Qualunque società che abbia cuore il benessere dei propri bambini e il proprio futuro non deve permettere che questi siano oggetto di abusi e sfruttamenti", ripete il presidente dell'Unicef-Italia Antonio Sclavi.

Ogni anno 50 milioni di bambini nati nei paesi in via di sviluppo non vengono registrati all'anagrafe. Si tratta del 55% del totale, esclusa la Cina. Un esercito di piccoli esseri umani per i quali la lotta per la sopravvivenza è ancora più dura: non essendo riconosciuti come cittadini non hanno alcuna garanzia di istruzione o assistenza sanitaria. In una parola non hanno garanzia di futuro. Tanto da far parlare gli osservatori internazionali di bambini "invisibili, di un'infanzia che non si vede, che non viene considerata, che non riceve aiuto".

Ma il rapporto dell'Unicef evidenzia altre situazioni di gravità inaudita.

Bambini privi delle cure dei genitori: Si calcola che 143 milioni di bambini nei Paesi in via di sviluppo (1 su 13) abbiano perso almeno un genitore. Decine di milioni passano la loro vita per strada esposti agli abusi e allo sfruttamento; un milione vive in stato di detenzione. Molti di loro sono vittime di violenze, trascuratezza e traumi. Ammonta a 15 milioni il numero dei bambini resi orfani dall'Aids.

Bambini costretti ad essere adulti: Oltre 80 milioni di ragazze (una su tre) si sposano prima dei 18 anni. Si stima che 171 milioni di bambini (di cui 73 milioni sotto i dieci anni) lavorino in condizioni rischiose e pericolose. Inoltre nei paesi più poveri 250 mila bambini vengono arruolati come soldati nei conflitti armati.

Bambini sfruttati ed abusati: 8,4 milioni di bambini sono sfruttati nel lavoro, quasi sempre in condizioni orribili. Quasi due milioni sono sfruttati dall'industria del sesso. Un numero incalcolabile di bambini lavora come domestici presso privati. Molti non frequentano la scuola, sono sottoalimentati o sottoposti a carichi eccessivi.

Bambine discriminate: Per ogni 100 bambini privati della possibilità di andare a scuola ci sono 117 bambine cui è negato questo diritto. In media una bambina su due non frequenta la scuola elementare.

Bambini disabili: E' stato calcolato che 150 milioni di bambini al mondo vivono con una forma di disabilità. Tra questi, quelli che vivono nei Paesi in via di sviluppo non hanno accesso ad alcun servizio o riabilitazione. Ogni anno tra i 250 e i 500 mila bambini diventano ciechi per carenza di vitamina A.

Bambini che vivono in povertà: Nei paesi meno sviluppati un bambino su due vive in condizioni di povertà. Tra questi il tasso di mortalità è altissimo: un bambino su sei muore prima dei cinque anni e uno su dieci prima di un anno. Inoltre un piccolo su tre sotto i cinque anni (42 milioni in totale) è sottopeso; un neonato su quattro non è vaccinato contro il morbillo, malattia che ogni anno uccide 500 mila bambini.

Bambini col virus HIV: Ogni minuto, un minore sotto i 15 anni muore di Aids. Di tutti i nuovi casi di infezione uno su otto riguarda un minorenne.




permalink | inviato da il 14/12/2005 alle 15:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



10 dicembre 2005



Un venerdi da dimenticare.........
quando Ostia Lido diventa una pozzanghera...........

          

          

     

                  

     

          

     

          

          




permalink | inviato da il 10/12/2005 alle 16:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



8 dicembre 2005



USA: SCERIFFI ARIA UCCIDONO A MIAMI PASSEGGERO AEREO

WASHINGTON -
Dramma all'Aeroporto Internazionale di Miami: un passeggero a bordo di un aereo appena giunto dalla Colombia e' stato ucciso a colpi di pistola da un team di 'sceriffi dell'aria' convinti che avesse con se' un ordigno. E' la prima volta, dalla tragedia dell'11 Settembre, che i 'marshals' federali posti a difesa dei velivoli uccidono un passeggero. Il passeggero, Rogoberto Alpizar, un cittadino americano di 44 anni, si era imbarcato sul volo 924 della American Airlines, proveniente da Medellin (Colombia) e diretto ad Orlando (in Florida) dopo uno scalo a Miami.

 

Gli 'sceriffi' a bordo del Boeing 757 sono rimasti insospettiti, secondo alcuni testimoni, dal comportamento del passeggero durante il volo dalla Colombia convincendosi che avrebbe potuto presentare un pericolo e che potesse avere un ordigno nel suo bagaglio a mano. Il dramma e' avvenuto mentre il velivolo stava per riprendere il viaggio lasciando Miami alla volta di Orlando. Tutti i passeggeri erano scesi a Miami, per fare dogana, per poi risalire sul velivolo e proseguire per Orlando. Un testimone ha raccontato che l'uomo ha cominciato a correre improvvisamente per il corridoio dell'aereo, agitando le mani in aria, mentre era inseguito da una donna, apparentemente la moglie, che diceva che l'uomo aveva problemi mentali e non aveva preso le medicine necessarie.

 

L'uomo si sarebbe diretto verso l'uscita dell'aereo, raggiungendo il passaggio mobile che collega le cabine ai terminal. Qui sarebbe stato raggiunto dagli 'sceriffi' che, dopo avergli intimato di fermarsi, avrebbero aperto il fuoco dopo avere avuto l'impressione che il passeggero stesse per frugare nel suo bagaglio. Le prime notizie indicavano che l'uomo era stato ferito ma successivamente veniva comunicata la sua morte. E' la prima volta, da quando la strage delle Torri Gemelle ha fatto scattare severe misure di protezione dei voli negli Usa, che gli 'sceriffi dell'aria' uccidono uno dei passeggeri a bordo.

 

Pochi giorni fa le autorita' americane hanno fatto scattare un attenuamento delle misure di sicurezza sui bagagli a mano, e' di nuovo possibile portare forbicine a bordo ed altri oggetti finora considerati pericolosi, proprio per concentrare i controlli sulle minacce piu' insidiose, come la presenza di esplosivo a bordo. Il volo 924 della American Airlines era giunto a Miami alle 12.16 locali e avrebbe dovuto ripartire per Orlando dopo due ore. L'incidente e' avvenuto alle 14.00 locali, poco prima dell' orario previsto per il decollo alla volta di Orlando. 


                      




permalink | inviato da il 8/12/2005 alle 11:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



7 dicembre 2005

Storie di Mascottine

La “Mascotte della Fanfara a cavallo”


Dobbiamo tornare indietro nel tempo,oltre un ventennio,per la storia della prima “mascotte” della Fanfara del Reggimento Carabinieri a Cavallo,precisamente l’indimenticabile “Trombetta”,una cagnolina di razza incerta,di piccola taglia e dal mantello fulvo,trovata ed adottata nell’ippodromo di Agnano (Napoli) durante una trasferta per l’esibizione del Carosello Storico.

Da quel momento Trombetta è diventata la vera e propria mascotte del complesso musicale e durante tutte le manifestazioni cui partecipava per tradizione la Benemerita,la si vedeva saltellare con sussiego davanti al drappello di cavalli,muso basso e coda al vento,seguendo una perfetta linea retta,senza distrarsi,senza guardare a destra o a sinistra,fiera della sua gualdrappina rossa arricchita dal fregio dell’Arma.

Ogni volta che Trombetta appariva a piazza di Siena o durante una sfilata lungo la via dei Fori Imperiali,da parte del pubblico erano sorrisi,applausi e malcelata commozione per quella cagnolina senza origini blasonate che aveva deciso di fare il soldatino per tutta una vita vissuta fra squilli di tromba e rulli di tamburi ,su un ritmo che scandiva anche il battito del suo cuore.

E’ storia che,durante un’esercitazione in campagna,la cagnolina si sia perduta con vero dispiacere per tutti gli uomini del reparto ma che ,fortunatamente ,due settimane dopo un cacciatore,avvistata una cagnetta che somigliava a quella perduta dai carabinieri,che avevano diffuso la notizia,avvisò la stazione dell’Arma di Al lumiere che mandò prontamente un autoradio sul posto. Non appena la bestiola vide l’auto con scritta “Carabinieri”,si precipitò verso la macchina e s’infilò nella portiera,felice che la brutta avventura avesse avuto fine.

Per questo e altri motivi nel 1981 è stata premiata durante l’annuale “Festa della Fedeltà”,che si svolge a Camogli e che è dedicata ai cani più meritevoli.

Nel Novembre del 1988 Trombetta ha prestato servizio per l’ultima volta in piazza del Duomo,a Milano,in trasferta con la sua Fanfara,in quanto nel Gennaio 1989,come per un soldatino un po’ stanco,per cause naturali,veniva a mancare.

Subentrano a Trombetta “Tamburino e Semicroma”,cuccioli che Trombetta ebbe dall’unione con Maratona,mascotte del II squadrone:Tamburino e Semicroma seguiranno la Fanfara a Cavallo per qualche mese sino a quando in Fanfara venne portata dall’App.TRONCARELLI Giuseppe (ora Brigadiere),una cagnolina di razza incerta di nome Birba,di fatto cresciuta assieme a Trombetta visto che l’Appuntato era solito farsi accompagnare al lavoro dalla cagnolina lasciandola giocare intere giornate con Trombetta.

E’ così,col gioco,che Trombetta ha insegnato “il mestiere” a Birba:motivo per il quale entrò a pieno titolo al Reparto nel 1989.

Birba è stata un’altra mascotte modello: non si è mai allontanata dalla Fanfara sino al 1999,anno in cui venne a mancara.

Il Carabiniere scelto Aloisi Antonio,già in forza alla Fanfara a cavallo,nel gennaio 1998 portò alla Fanfara una cagnolina di razza incerta,all’epoca poco più grande di una mano,che la Fanfara adottò con il nome Lady.

Come da tradizione anche Lady è stata,per così dire, addestrata da Birba,sino a luglio del 1999,anno in cui la mascotte morì.

L’attuale mascotte Lady,ha alternato le fortunata performance della Fanfara a Cavallo con tratti di vita personale,quali due cucciolate e due “diserzioni”(Alessandria nel giugno del 2000 e Trieste nell’Aprile del 2002) conclusesi sempre con il ritorno al Reparto della cagnolina. 

                       

             

                      

                       

 

    

Da dire che nel Regimento del Reparto a Cavallo è presente una lapide in ricordo della precedenti Mascotte che hanno servito l'Arma tutti ricordiamo.....................
                         Trombetta & Birba 

                     
                  




permalink | inviato da il 7/12/2005 alle 12:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



6 dicembre 2005



La frase, pronunciata da un triestino mentre aggrediva delle persone di colore
non è stata considerata dalla Suprema Corte un'aggravante
Cassazione: dire "sporco negro"
non è una manifestazione razzista

Secondo i giudici, può trattarsi di una semplice ingiuria e "non di una restrizione
basata sulla razza con lo scopo di compromettere libertà e uguaglianza"

ROMA - Per la Cassazione l'espressione "sporco negro" - pronunciata da un italiano mentre aggredisce persone di colore alle quali provoca serie lesioni - non denota, di per sè, l'intento discriminatorio e razzista di chi la pronuncia perchè potrebbe anche essere una meno grave manifestazione di "generica antipatia, insofferenza o rifiuto" per chi appartiene a una razza diversa.

In pratica - dice la Suprema Corte annullando con rinvio, nei confronti di un giovane triestino, la condanna per ingiuria aggravata dai motivi di odio razziale - la nozione di discriminazione "non può essere intesa come riferibile a qualsivoglia condotta che sia o possa apparire contrastante con un ideale di assoluta e perfetta integrazione, non solo dei diritti ma anche nella pratica dei rapporti quotidiani, fra soggetti di diversa razza, etnia, nazionalità o religione".

Perchè si configuri la vera discriminazione - dicono gli 'ermellini' ricalcando la Convenzione di New York sui diritti dell'uomo del 1966 - occorre che ci sia "restrizione o preferenza basata sulla razza, che abbia lo scopo di distruggere o compromettere il godimento in condizioni di parità dei diritti e delle libertà fondamentali".

Dunque, per la Cassazione dire "sporco negro" può essere una semplice ingiuria, come tale perseguibile solo a querela di parte e non d'ufficio come avviene per i reati aggravati.

   "Quando si è toccato il fondo"




permalink | inviato da il 6/12/2005 alle 9:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



4 dicembre 2005



L'idroscalo di Ostia Lido........
un disastro continuo.

              
  
                       

             

                        

             

                       

              




permalink | inviato da il 4/12/2005 alle 17:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa



3 dicembre 2005



Usa, abbiamo pagato media iracheni
[foto] 'Pratica necessaria per contrastare propaganda insorti' (ANSA) - NEW YORK, 3 DIC - Gli Stati Uniti hanno ammesso di aver pagato media iracheni per far pubblicare articoli filo-americani. Il Centro per l'Informazione Stampa delle forze Usa a Baghdad giustifica la pratica come parte di 'operazioni di informazione' necessarie a contrastare l'estesa 'propaganda' degli insorti. Il comunicato non chiarisce se siano stati pagati giornalisti iracheni per inserire informazioni pilotate. Sull'ipotesi indagano il Pentagono e il Congresso




permalink | inviato da il 3/12/2005 alle 12:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



2 dicembre 2005



Iraq, la strategia della Casa Bianca
per dichiarare la vittoria finale


                                             <B>Iraq, la strategia della Casa Bianca<br>per dichiarare la vittoria finale</B>

WASHINGTON - Una strategia in 27 pagine e un'appendice con gli otto capisaldi necessari per dichiarare la vittoria finale in Iraq. E' la struttura del documento diffuso dalla Casa Bianca, pubblicato anche su internet, in vista del discorso che il presidente George W.Bush ha tenuto all'Accademia navale di Annapolis, mirato a delineare la visione strategica americana per il futuro iracheno.

Il documento è stato prodotto dal Consiglio per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, guidato da Stephen Hadley e si intitola "Strategia nazionale per la vittoria in Iraq". Dopo una copertina dai colori della bandiera americana - azzurro, bianco e rosso - la Strategia si apre con una citazione di Bush del 26 febbraio 2003, alla vigilia della guerra, quando il presidente sostenne che gli Stati Uniti non intendevano "determinare la forma precisa del nuovo governo dell'Iraq" e avrebbero lasciato le scelte sul futuro del paese agli iracheni.

La prima parte del documento si intitola "Scenario strategico" e definisce i termini della vittoria, i suoi benefici per l'Iraq, le conseguenze di un fallimento, la strategia dei nemici, la strategia degli Usa, i tempi della vittoria e le condizioni per ottenerla. La seconda parte è chiamata "Strategia nel dettaglio" e scende nei particolari politici, economici, organizzativi e della sicurezza.

1. Sconfiggere i terroristi e neutralizzare l'insurrezione
2. Transizione dell'Iraq all'autonomia nella sicurezza
3. Aiutare gli iracheni a formare la base nazionale per un governo democratico
4. Aiutare l'Iraq a costruire una capacità di governo e a fornire i servizi essenziali
5. Aiutare l'Iraq a sostenere la propria economia
6. Aiutare l'Iraq a rafforzare il ruolo della legge e a promuovere i diritti civili
7. Incrementare il sostegno internazionale per l'Iraq
8. Rafforzare la comprensione da parte dell'opinione pubblica degli sforzi della coalizione e dell'isolamento pubblico degli insorti.


L'appendice si intitola "Otto pilastri" e propone gli otto capisaldi strategici della vittoria:




permalink | inviato da il 2/12/2005 alle 9:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



1 dicembre 2005

LE ULTIME "PAROLE FAMOSE"

Circa 400 integralisti, legati ad Al Zarqawi, hanno preso
per qualche ora il controllo delle strade principali
Attacco dei ribelli a Ramadi
"La città è nelle nostre mani"

Ma poco dopo, secondo testimonianze, gli attaccanti si sono ritirati


<B>Attacco dei ribelli a Ramadi<br>"La città è nelle nostre mani"</B>

RAMADI - Operazione-manifesto della guerriglia stamane a Ramadi: centinaia di ribelli armati hanno sferrato un attacco su vasta scala oggi nel capoluogo della provincia occidentale irachena di al-Anbartradizionale roccaforte della guerriglia sunnita, ritirandosi dopo poche ore.

Presi d'assalto una base militare Usa e un edificio governativo: sulle strade principali della città, sono stati rapidamente istituiti posti di blocco. Lo hanno denunciato testimoni oculari, secondo cui all'offensiva hanno preso parte circa quattrocento miliziani integralisti. Nessuna conferma dal comando militare americano.

Secondo le prime informazioni i ribelli sono uomini di Abu Musab al-Zarqawi, il super-terrorista di origini giordane che rappresenta il luogotenente di Osama bin Laden in Iraq: i ribelli, sempre stando a quanto riferito dai testimoni, hanno infatti preso a distribuire volantini e ad affiggere manifesti ai muri, con sopra scritto che il controllo di Ramadi è stato assunto dalla cosiddetta Organizzazione di 'al-Qaeda' per la Jihad nella Terra dei Due Fiumi, denominazione assunta per l'appunto dal gruppo di Zarqawi. Nel testo si legge anche questa frase: "I seguaci (di Al Qaeda) daranno fuoco agli americani e li cacceranno indietro alle loro case con la forza. L'Iraq sarà un cimitero per gli americani e i loro alleati".




permalink | inviato da il 1/12/2005 alle 16:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



1 dicembre 2005



Il presidente Usa, parlando all'Accademia Navale
ha delineato "la strategia per la vittoria in Iraq"
Bush: "Non scapperemo dall'Iraq
fino a quando sarò io al comando"

"Il nemico deve essere sconfitto su tutti i fronti di battaglia
e Bagdad è il fronte centrale della lotta contro il terrorismo"


<B>Bush: "Non scapperemo dall'Iraq<br>fino a quando sarò io al comando"</B>
Bush durante il discorso
all'Accademia navale

ANNAPOLIS - "Fin quando io sarò il comandante in capo, l'America non scapperà di fronte a degli assassini": il presidente George W. Bush ne ha oggi assunto l'impegno solenne intervenendo all'Accademia navale di Annapolis durante il discorso con il quale ha voluto delineare la "Strategia per la vittoria in Iraq". "Non mi accontenterò di nulla che non sia una vittoria completa", ha ribadito Bush, sottolineando che gli Stati Uniti "rimarranno in Iraq per tutto il tempo necessario".

Per Bush, il nemico deve essere sconfitto su tutti i fronti di battaglia e l'Iraq è fronte centrale della lotta contro il terrorismo. "Una strategia per la vittoria chiara comincia dal capire chi è il nemico, chi sono i nemici della democrazia", fra cui molti sunniti "crescentemente isolati", alcuni saddamisti che "non hanno il supporto popolare" e terroristi, "il gruppo più piccolo e più pericoloso", che hanno "la stessa ideologia di quelli dell'11 Settembre 2001", ma che "non fanno il peso contro il desiderio di vivere in libertà".

Sulla questione del ritiro delle truppe, Bush ha ribadito che non intende stabilire alcun calendario rigido. "Penso che chi lo propone sbagli, anche se è sinceramente convinto che sia necessario", ha detto. Bush ha ripetuto che le decisioni sui livelli di truppe saranno prese "sulla base delle indicazioni dei comandanti sul terreno e non di artificiosi calendari stabiliti dai politici a Washington".

Per Bush, un calendario di ritiro incoraggerebbe gli insorti, legittimerebbe gli attentati dei terroristi e manderebbe il messaggio che "l'America è debole". I nostri nemici, ha detto il presidente, ne ricaverebbero la convinzione che se resistono fino al momento che ce ne andremo, saranno poi padroni del campo.

"Sarebbe un invito a nuovi attacchi", ha aggiunto Bush ribadendo che "l'America non abbandonerà l'Iraq" e "completerà la propria missione" gettando, in Iraq, le basi per pace e libertà delle generazioni future. Bush ha poi elogiato il senatore democratico Joe Liebermann, che condivide la sua visione della guerra in Iraq, mostrando che uno degli obiettivi del discorso è di giocare sulle divisioni dell'opposizione democratica sul conflitto iracheno.

Ci vorrà tempo e pazienza per addestrare forze di sicurezza irachene sufficienti a garantire la stabilità del loro Paese. Il presidente ha definito l'addestramento degli iracheni "un compito enorme" e ha riconosciuto alcuni errori fatti in passato e corretti. Di fronte ai cadetti dell'Accademia della marina Bush, che intende dedicare altri discorsi nei prossimi giorni alla guerra in Iraq, in vista delle elezioni politiche del 15 dicembre, ha affermato che lo sforzo varrà "il tempo e la pena".

Bush, che cerca di ravvivare il sostegno al conflitto, ha detto che i militari americani si meritano "un impegno senza esitazione" al completamento della missione in Iraq e "una strategia per la vittoria chiara".

Il presidente ha anche invitato gli americani a leggere il documento "La nostra strategia nazionale per la vittoria in Iraq" diffuso dalla Casa Bianca e pubblicato anche su Internet: 27 pagine più otto "pilastri" allegati, in tutto 35 pagine.




permalink | inviato da il 1/12/2005 alle 16:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



1 dicembre 2005



I prodotti alimentari positivi all’ITX (Fonte Altroconsumo)




permalink | inviato da il 1/12/2005 alle 12:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



1 dicembre 2005



Alain Chouet, ex numero 2 dei servizi segreti transalpini
racconta il ruolo di Parigi nell'affare del falso traffico di uranio
Nigergate, lo 007 francese
che smonta la tesi del Sismi
dai nostri inviati CARLO BONINI e GIUSEPPE D'AVANZO "Repubblica"


<B>Nigergate, lo 007 francese<br>che smonta la tesi del Sismi</B>
Fusti di uranio yellowcake

PARIGI - La Direction Générale de la Sécurité extérieure (Dgse) è il controspionaggio francese all'estero. Alain Chouet ne è stato il numero 2. Oggi si gode in campagna la pensione, ma - fino all'estate del 2002 - è stato l'uomo che si è occupato del "Nigergate" per conto di Parigi. Dice: "So cosa è accaduto. Quando è accaduto. Come è accaduto. Ho guidato l'intelligence francese in questa storia. Ho preso le decisioni. Ho comunicato e scambiato con gli americani le informazioni riguardanti questo caso. All'epoca dei fatti dirigevo il Service de rensignement de sécurité, il Dipartimento Sicurezza e Intelligence, che ha competenza su antiterrorismo, controspionaggio all'estero, contro-proliferazione delle armi di distruzione di massa".

Il racconto di Alain Chouet corregge in quattro punti essenziali la ricostruzione dell'affare offerta al Parlamento dal governo e dal Sismi.

1) Rocco Martino, il vendifumo che dissemina i falsi documenti, non lavorava per la Dgse come ripetutamente (anche a Repubblica) ha riferito il direttore del Sismi, Nicolò Pollari.

2) La Cia è in possesso di almeno una parte dei documenti falsi (distribuiti da Rocco Martino) non dall'ottobre del 2002, quando vengono consegnati all'ambasciata americana di Roma da Panorama, ma da quattro mesi prima, in estate.

3) Contrariamente a quanto Pollari e Letta (autorità politica dell'intelligence) hanno riferito, non sono i francesi a trasmettere i documenti falsi a Washington, ma, al contrario, sono gli americani che trasmettono quei documenti ai francesi e chiedono di verificarne l'attendibilità: i francesi verificano e, sin dal luglio 2002, ne denunciano l'infondatezza.

4) Rocco Martino, pedinato e fotografato dal Sismi, entra in contatto con i francesi solo nell'estate del 2002. Il racconto di Alain Chouet rivela dunque la grossolana cosmesi della realtà, diciamo così, del nostro governo. È ora di dargli la parola.
"I miei rapporti personali con gli italiani sono sempre stati ottimi. Per questo sono ancora più stupito. Continuo a chiedermi perché il Sismi sostiene che dietro questa storia ci siamo noi. Vi racconto come sono andate le cose. Mi atterrò soltanto a fatti che conosco personalmente".

Alain Chouet tiene a mettere innanzitutto in ordine date e protagonisti. Correzione sostanziale: il prologo del "Nigergate" va in scena nell'estate del 2001, prima dell'11 settembre, per mano della Cia. "All'inizio dell'estate del 2001, la Cia ci gira un'informazione tanto generica quanto allarmante. "L'Iraq - avverte Langley - starebbe tentando di acquisire uranio da un Paese africano".

Gli americani aggiungono che a insospettirli è stato un viaggio, di almeno due anni prima, dell'ambasciatore iracheno presso la Santa Sede nei paesi centro-africani. Gli americani, come prassi, non rivelano quale sia la fonte delle loro informazioni. Washington non parla di Niger, ma genericamente di Africa. Gli Stati Uniti sanno che non si muove foglia nelle ex colonie africane francofone a nostra insaputa. Soprattutto nel campo della controproliferazione. Per noi, del resto, quell'informazione, per quanto generica, non è un'informazione come le altre.

Dalla Guerra del Golfo (1991) in poi, la Francia non può permettersi che qualcuno la accusi di sottovalutare i programmi di riarmo di Saddam Hussein. Quindi, quando gli americani si muovono nell'estate 2001, mi rimbocco subito le maniche. Incarico i miei uomini di mettersi al lavoro in Africa. In Niger, ovviamente, ma anche in Namibia (capirete presto il perché). Gli esiti sono del tutto negativi. Alla fine di agosto 2001, l'allerta si spegne. Dopo l'attacco alle Torri, tra il settembre 2001 e la primavera dell'anno successivo, quell'informazione sull'uranio nigerino torna a essere un indistinto e irrilevante rumore di fondo. Poi accade qualcosa...".

Per il Sismi accade questo. Il 21 settembre 2001, l'ammiraglio Gianfranco Battelli (predecessore di Pollari) invia un cable a Langley con notizie di una trasferta "avvenuta nel '99 di personale iracheno in Niger durante la quale erano state fatte anche domande sulla produzione di uranio impoverito nelle due miniere del Paese e sulle modalità di esportazione di quel materiale". Il 15 ottobre di quell'anno si insedia al Sismi Nicolò Pollari. Il 18 ottobre, con una lettera di una pagina e mezza, Pollari spiega alla Cia che "le notizie sul Niger arrivano da una fonte affidabile, anche se non si è grado di valutarne la qualità".

Nel febbraio e nel marzo 2002, a Langley arrivano da "un servizio estero" altri due rapporti che confermano la pista nigerina del riarmo atomico di Saddam. Il Sismi sostiene che si tratta di "informazioni francesi". Chouet sorride. "No, non è andata così. La Cia bussa ancora alla nostra porta, con la storia dell'uranio, soltanto nella tarda primavera 2002. Direi fine aprile, inizio maggio (quindi dopo i rapporti di febbraio e marzo). Questa volta, la richiesta ha un'urgenza non differibile (il 12 febbraio 2002, il vicepresidente Dick Cheney, ricevuto un rapporto della Dia che accredita l'acquisto iracheno di 500 tonnellate annue di uranio nigerino, chiede con decisione alla Cia di sviluppare l'informazione).

Rispetto all'estate dell'anno precedente, gli americani sono più precisi. Indicano un Paese, il Niger. Offrono una serie di dettagli. Ci consegnano, di fatto, tutte le informazioni che solo dopo scopriremo - sottolineo, dopo scopriremo - essere contenute nel dossier di Rocco Martino e di cui, in quel momento, non abbiamo ancora mai sentito parlare. Come prassi, Langley tace la fonte. Non spende né il nome di Martino, né quello del Sismi. Ci chiede soltanto di verificare quel materiale.

La pressione di Langley è robusta. La Cia chiede di avere subito una risposta sulla fondatezza di quelle informazioni. All'indomani dell'11 settembre, i rapporti tra Dgse e Cia sono eccellenti (buoni rapporti sempre messi in dubbio dall'Italia) e dunque dispongo una missione "deep undercover", sotto profonda copertura. Tra la fine di maggio e giugno 2002, i "miei" sono a Niamey, la capitale del Niger. La missione - come prevedono le direttive operative della Dgse - viene taciuta al nostro ministero degli Esteri come all'intera rete diplomatica".

In Niger gli uomini della Dgse trovano zero, nulla di diverso da quello che ha già rintracciato l'ex ambasciatore Joseph Wilson, inviato in febbraio dalla Cia a Niamey.

"Della squadra fanno parte cinque tra i nostri migliori agenti. Con una profonda conoscenza del Niger e di tutte le questioni legate allo yellowcake. I miei "ragazzi" restano in Africa per un paio di settimane e, al ritorno, mi dicono una cosa semplice: "Le informazioni americane sull'uranio sono tutte stronzate".

"Quando leggo la loro relazione, non dubito del loro lavoro, né, se permettete, della mia testa. Conosco bene il Niger, ma posso dire di aver conosciuto ancora meglio Bagdad e Saddam. E so che, se Saddam avesse voluto acquistare in Niger yellowcake di cui per altro già disponeva in grandi quantità, non avrebbe mai incaricato un ambasciatore di intavolare trattative. Il raìs non si fidava di nessuno al suo ministero degli Esteri. Figuriamoci dei suoi ambasciatori in giro per il mondo... Per una cosa del genere avrebbe mandato uno dei suoi figli. Peraltro, noi sapevamo il motivo del viaggio dell'ambasciatore iracheno presso la Santa Sede, Wissam Al Zahawie. Doveva individuare un Paese africano disposto, in cambio di danaro, ad accettare lo stoccaggio dei rifiuti tossico-nocivi del regime. Infatti, la Namibia, fino ad allora utilizzata come discarica dall'Iraq, aveva comunicato a Bagdad di non essere più intenzionata a impestare il proprio territorio. Riferisco alla Cia gli esiti della nostra missione in Niger. Gli americani mi appaiono molto delusi per quel che sono costretti ad ascoltare. Capisco già allora le ragioni della loro frustrazione e ancora meglio le comprendo quando la Cia, non contenta del risultato, ci fa avere, a fine giugno 2002, una parte dei documenti del dossier nigerino, quasi a voler dimostrare le ragioni della loro insistenza".

Siamo in un punto cruciale. Fine giugno 2002. Da Langley mandano una parte dei documenti nigerini a Parigi. Di quali documenti si tratta? Secondo la ricostruzione italiana e americana quei documenti non sono ancora in possesso della Cia, né sono mai stati in possesso del Sismi.

"Se la cosa vi sorprende non so che farci. Io vi dico che ho ricevuto un "assaggio" di quei documenti nell'estate 2002 da Langley. Spedirono il plico a Parigi attraverso i consueti canali di intelligence. Ricordo bene che non erano più di una decina di fogli. C'era una breve introduzione con cui la Cia illustrava il significato di quei documenti, e poi direi non più di tre documenti completi. Ci bastò un rapido esame di quelle carte per concludere che erano robaccia. Falsi grossolani".

"Il documento che più mi colpì faceva riferimento all'ambasciatore iracheno presso la Santa Sede. Guardando quella carta, ripensai alla strana e generica richiesta dell'estate 2001. Al punto che mi dissi: "Guarda un po' gli americani... Hanno questa roba da un anno e lo dicono solo adesso, dopo che siamo già andati due volte in Niger". Comunque né allora, né dopo, gli americani ci riferiscono da chi hanno ricevuto quella roba. Lo scopriamo però da soli. Siamo francesi, ma non del tutto scemi. Innanzitutto, quei documenti, per quel che si poteva leggere, giravano intorno all'ambasciata nigerina a Roma. E non ci sfugge dov'è Roma. Inoltre, in quegli stessi giorni in cui la Cia ci trasmette parte dei documenti, appare questo signore, un vostro connazionale. Rocco Martino".

Secondo il Sismi, Rocco Martino è un agente della Dgse almeno dal 2000. Ufficio in Lussemburgo con una società di copertura, la Security Development Organization, Intelligence Office al 3 di Rue Hoel, Sandweiler. Rocco Martino, per il nostro Servizio, lavora dunque per Chouet. Alla Dgse, come ha ripetuto Gianni Letta al Parlamento, Rocco Martino consegna i falsi documenti nigerini addirittura prima dell'11 settembre. Il Sismi per confermare la circostanza ha diffuso alla stampa due foto di Rocco Martino a colloquio, "a Bruxelles", con un agente francese di cui fa il nome, Jacques Nadal.

"Questa storia che Rocco Martino lavorava per noi è semplicemente un falso. Rocco Martino bussa per la prima volta alla nostra porta alla fine di giugno del 2002. Dice di avere documenti importanti su un traffico di uranio dal Niger all'Iraq e chiede per il materiale 100 mila dollari. Ora, io sono abbastanza abituato ai "suk" arabi per non abboccare a una richiesta di questo genere. E dico ai miei di dirgli che prima vediamo il materiale, e poi, se la cosa ci interessa, discutiamo del prezzo. Le cose vanno così. Martino si fa vivo alla nostra ambasciata in Lussemburgo e chiede di parlare con qualcuno dei nostri. Chiedo a Jacques Nadal, della "stazione" di Bruxelles, di incontrare quell'italiano in Lussemburgo. Nadal lo vede alla fine di giugno 2002".

A quell'incontro si riferiscono le foto diffuse dal Sismi. Chouet le guarda (la più nitida è pubblicata in queste pagine). Ride di cuore. "Rido perché queste foto dimostrano il contrario di quanto dice il Sismi. Mi spiego. Questa foto dimostra: che il Sismi seguiva Rocco Martino nell'estate del 2002 e dunque, già da allora, sapeva chi era e cosa faceva o stava tentando di fare; che il contatto di Rocco Martino è Jacques Nadal. Bene. Sapete quando Jacques Nadal è stato assegnato alla stazione di Bruxelles? Dal sottoscritto, nell'aprile-maggio 2002. Dunque, se si sostiene che Nadal è il "contatto francese" di Rocco, il che è vero come dimostra la foto, il contatto risale all'estate 2002. Non prima (né naturalmente dopo, nel 2003, quando tutto il mondo sa che quei documenti sono falsi e dunque l'incontro non avrebbe alcun senso). La foto, insomma, dimostra esattamente il contrario di quel che le si vuole far dire. Cioè che dietro Rocco ci sono i francesi.

"Ultima osservazione. Guardate come sono vestiti Rocco e Nadal. In Lussemburgo non si va in giro vestiti in quel modo altro che in piena estate. È una conferma di quel che dico. Si può obiettare: "Magari è l'estate prima". Ma, come ho detto, l'estate prima, Nadal non è ancora a Bruxelles. Dunque, Rocco ci cerca. Lo incontriamo due volte. Nella prima, ci fa vedere le carte. Nadal le raccoglie, le trasmette a Parigi. A Parigi le confrontiamo con quelle, già da noi giudicate false, che ci hanno trasmesso poche settimane prima gli americani. Sono identiche. Concludiamo che Rocco è la fonte delle "stronzate" rifilate agli americani. Le stesse sciocchezze che girano ormai dall'estate 2001. Concludiamo che è Rocco la fonte che sta cercando, in quei giorni, di rifilare quegli stessi documenti anche ai tedeschi del Bundesnachrichtendienst (Bnd, servizio federale d'informazione)".

"I tedeschi ci chiedono un consiglio e noi li avvertiamo che è immondizia. La seconda volta, incontriamo l'italiano verso fine luglio 2002. Gli diciamo che la sua è robaccia falsa. Nel frattempo, controlliamo chi è Rocco Martino e scopriamo che è un ex agente dell'intelligence italiana".

Il Sismi accusa l'intelligence francese di aver taciuto agli americani l'infondatezza del dossier nigerino. Anzi, segnala il Sismi, il direttore della controproliferazione del ministero degli Esteri francese, il 22 novembre 2002, nel corso di una riunione con funzionari del Dipartimento di Stato, riferisce che la Francia è in possesso di informazioni secondo le quali l'Iraq ha tentato di procurarsi uranio in Niger. L'informazione, afferma il diplomatico francese, è stata verificata e ritenuta attendibile.

Citando la relazione del Comitato di controllo sull'intelligence del Senato Usa, il Sismi sostiene che "soltanto il 4 marzo 2003, la Francia avverte Washington che le sue informazioni sull'uranio si basano sulle stesse informazioni in possesso di Parigi".
"Ripeto per l'ennesima volta. Primo: il nostro ministero degli Esteri non sa cosa fa la Dgse. È la regola. È una prassi che non vale solo per i servizi francesi. Secondo: abbiamo avvertito la Cia nell'estate 2002. Terzo: fate attenzione alle parole del rapporto Usa. Non dice che la Francia informa gli americani il 4 marzo 2003. Il rapporto dice: "Il 4 marzo 2003 il governo americano ha appreso che i francesi hanno basato le loro analisi iniziali sull'uranio nigerino sugli stessi documenti in possesso di Washington". "Il governo apprende che i Francesi...". Qualcuno ha trattenuto quell'informazione. A Washington, forse. Di certo, non a Parigi. E poi, sarei più cauto a dire che il nostro ministero degli Esteri ha sostenuto che la Francia aveva prove di un tentativo di traffico di uranio. Vi racconto una cosa. Nei miei due anni di comando alla Dgse mi è capitato di incontrare George Tenet, l'allora direttore della Cia. Ho partecipato a riunioni tra Parigi e Washington. Bene, se io dicevo che una determinata cosa era "possibile", quella parola, nella bocca di Tenet diventava "probabile"".

Conclusione con domanda. Secondo il racconto di Alain Chouet, i francesi non hanno nulla a che fare con Rocco Martino (il Sismi ha certamente a che fare con Rocco Martino). Nessuna mossa di Rocco Martino sfugge al Sismi quando, nell'estate del 2002, il vendifumo incontra per la prima volta l'agente francese (non è vero, dunque, che il Sismi sappia chi è Rocco Martino soltanto nell'estate del 2003).
Sono i francesi, a cui la Cia chiede lumi per verificare notizie avute dagli italiani, a smentirle (e non sono dunque gli italiani a smentire alla Cia le notizie in possesso dei francesi). Più precisamente. Sono i francesi ad avvertire gli americani del falso già nell'estate del 2002 (mentre il Sismi non avverte mai del falso né la Cia, né il Consiglio di Sicurezza Nazionale).

La Cia è in possesso di almeno parte dei documenti di Rocco Martino messi insieme da una fonte del Sismi (la "Signora" nell'ambasciata nigerina di Roma), controllata da un colonnello del Sismi (Antonio Nucera), già nel luglio del 2002. E non, come riferisce il Sismi, soltanto nell'ottobre 2002.

La testimonianza di Alain Chouet scombussola la versione posticcia offerta dal governo all'inconcludente e sottomesso Comitato di controllo parlamentare e al pubblico ministero di Roma. Parlamento e magistratura saranno in grado di prendere atto che, in questa storia del Nigergate, sono state dette troppe menzogne?




permalink | inviato da il 1/12/2005 alle 9:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



30 novembre 2005



Wojtyla: c'e' miracolo importante
[foto] Guarigione da cancro di suora senza spiegazioni scientifiche (ANSA) - ROMA, 30 NOV - La guarigione dal cancro di una suora, in Francia lo scorso ottobre, sarebbe il miracolo che portera' Giovanni Paolo II alla beatificazione. Lo afferma la agenzia cattolica francese I-Media, sviluppando l'indiscrezione rilasciata ieri dal segretario personale del Papa defunto, mons. Stanislao Dziwisz. La suora sarebbe guarita dopo che le consorelle al suo capezzale hanno invocato l'intercessione di papa Wojtyla.




permalink | inviato da il 30/11/2005 alle 18:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa



24 novembre 2005

NON CI FACCIAMO MAI RICONOSCERE

Aperto il VI summit mondiale organizzato da Campidoglio
Tra gli invitati del sindaco Veltroni, Gorbaciov e Bob Geldof
I Nobel per la pace ospiti di Roma
"Italia e Ue troppo avare con l'Africa"

La rockstar: "Una mucca in Europa ha 2,5 dollari al giorno in sussidi
mentre in Africa ogni essere umano ne guadagna solo uno"
di VALERIO GUALERZI



Veltroni e Gorbaciov consegnano il premio "Man for peace" a Bob Geldof

ROMA - L'Africa è senza pace, ma non c'è pace senza l'Africa. Il sesto summit mondiale dei premi Nobel per la pace apertosi oggi a Roma ha voluto concentrare la sua attenzione sull'emergenza Africa per passare "dall'attenzione all'azione" in un continente dove, ha ricordato il sindaco di Roma Walter Veltroni, "l'Aids è al picco più alto dal 1981 con cinque milioni di nuovi casi, 120 milioni di minori non sanno cosa sia un'aula scolastica e sei milioni di bambini muoiono ogni anno per fame".

"Sono molti i passi da fare - ha ammesso aprendo i lavori Veltroni - Il cammino è lungo. Gli ostacoli sono molti ma di una cosa possiamo essere certi: non c'è causa più nobile per la quale battersi, non c'è obiettivo più grande per il quale spendere le nostre energie, la nostra vita". Nella prima seduta di lavori, in attesa di trovare un accordo su come passare "dall'attenzione all'azione", il summit ha voluto innanzitutto alzare forte il suo grido di denuncia.

Così sul banco degli imputati sono finiti in primo luogo l'Italia, fanalino di coda tra i paesi donatori con la destinazione in aiuti di appena lo 0,12% del Pil, e poi l'Europa in generale che, per usare le amare parole di Bob Geldof, premiato dal vertice con il Man for peace award 2005 "paga due dollari e mezzo di sussidi al giorno per ogni sua mucca mentre in Africa la popolazione media vive con appena un dollaro al giorno".

La politica europea a favore dell'agricoltura, ha tuonato ancora il musicista irlandese promotore del megaconcerto benefico del "Live8", è qualcosa di cui vergognarsi: "Vi rendete conto che con questa storia dei sussidi alle mucche non si aiutano i piccoli contadini ma l'agrobusiness e i grandi possidenti come i membri della casa reale? Non sono 50 dollari a spostare il reddito di un piccolo agricoltore, ma il discorso è diverso per chi possiede migliaia di capi di bestiame".

Sul fatto che l'Ue abbia delle enormi responsabilità e che dovrebbe voltare pagina il prima possibile, sia approvando un diverso bilancio comunitario sia cambiando approccio agli imminenti negoziati del Wto di Hong Kong, gli ospiti del sindaco Veltroni sono stati tutti d'accordo. Più difficile invece, trovare una posizione su come passare all'azione tra l'ex segretario del Pcus Mikhail Gorbaciov e l'attivista guatemalteca Rigoberta Menchu, tra l'ex leader di Solidarnosc Lech Walesa e il militante della resistenza argentina Adolfo Perez Esquivel.

Se Gorbaciov ha spiegato di aver iniziato a pensare "a una sorta di Trattato globale sociale che indichi i limiti che non dovranno essere superati da ciascun Paese", qualcosa che assomigli a un'intesa "sul funzionamento del mondo partendo da ciò che abbiamo già: organizzazioni a livello nazionale, regionale e internazionale", che vanno però modificate radicalmente, il suo vecchio avversario Walesa ha puntato invece sul tema dell'estensione della democrazia, una risorsa in grado di permettere ai paesi poveri di "ricevere le lenze per pescare, piuttosto che i pesci".

Se Geldof nel bacchettare l'Italia e i suoi politici "mister Tremonti, Gianni Letta e Berlusconi" per la loro avarizia ha insistito sul problema della cancellazione del debito e sulla necessità di convogliare risorse finanziarie verso l'Africa, Perez Esquivel a nome dell'America Latina ha rivendicato il diritto alla dignità. "Non abbiamo bisogno di elemosina, bisogna farla finita con l'ipocrisia - ha sentenziato il premio Nobel argentino - il problema è il terrorismo economico che saccheggia e violenta i nostri paesi, provocando nel mondo 35 mila morti al giorno per fame, altro che terrorismo islamico".

Benvengano quindi le discussioni e i confronti di opinioni, ma come ha osservato ancora Veltroni, "l'Africa non può più attendere, bisognerà affrontare il tema della disuguaglianza, altrimenti rischierà di esplodere come una bomba atomica nel tranquillo mondo occidentale".




permalink | inviato da il 24/11/2005 alle 17:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



23 novembre 2005



Inchiesta della "France Presse": due o tre stranieri al giorno
si sottopongono a un intervento. Sono quasi sempre uomini
Cambiare sesso per 5000 dollari
in Thailandia è boom di richieste

Alta qualità, prezzi stracciati e ricovero di due settimane in ospedale
ma prima una selezione psicologica sulle motivazioni del paziente



Visita a un paziente nell'ospedale Yanhee di Bangkok

BANGKOK - Da paradiso del sesso a paradiso per chi vuole cambiare sesso: la Thailandia scopre un nuovo tipo di turismo. Stranieri, molti americani, soprattutto uomini e spesso sposati sono i pazienti che ogni anno decidono di intraprendere questo viaggio della speranza in cui per prezzi modici (5.000 dollari compreso il ricovero) possono realizzare il loro sogno, cambiare quello che la natura ha deciso per loro. E' quanto emerge da un reportage della France Presse a Bangkok: gli interventi di questo tipo sono due o tre al giorno.

"Rendo felici i miei pazienti. E' il mio mestiere", dice al cronista dell'agenzia francese Greechart Pornsinsirirak, chirurgo estetico all'ospedale Yanhee nella capitale thailandese. All'ingresso dell'ospedale, prosegue l'inchiesta, un cartello in sei lingue (tra le quali l'arabo e il cinese) accoglie i pazienti venuti in realtà non soltanto per operazioni così drastiche, ma anche per più seplici interventi estetici al seno o al naso. Ma Greechart sottolinea che il numero di candidati a un cambio di sesso è in forte aumento.

Chi sono? "Quando si tratta di turiSti - spiega il chirurgo - il 95% di loro sono maschi che vogliono diventare femmine e spesso sono sposati e di mezza età. Mi dicono: 'Mi aiuti, non posso più nascondeRmi'".

E quasi sempre escono soddisfatti come testimonia una grande bacheca nello studio del medico con i biglietti di ringraziamento. Un americano di 31 anni, per esempio, che ha subito un intervento per nascondere il suo pomo di Adamo scrive: "L'aspetto è superbo, meglio di quanto immaginassi. Avrei dovuto farlo anni fa". Un giapponese di 21 anni che ha subito un intervento al pene e uno al seno esprime tutta la sua gratitudine: "Grazie per aver esaudito il mio sogno".

Perché la Thailandia sia diventata la meta privilegiata della chirurgia plastica, continua l'inchiesta, è presto detto: innanzitutto per una fama riconosciuta della qualità dei servizi offerti e poi per i prezzi relativamente bassi del tariffario, praticamente un decimo di quelli praticati negli Stati Uniti.

"Qui - spiega ancora il dottor Greechart - un'operazione di cambio di sesso da uomo a donna che dura dalle quattro alle otto ore, costa 5.000 dollari comprese duE settimane di ricovero".

Ma ci sono delle regole per sottoporsi all'intervento e una prassi da seguire. Il paziente deve assumere ormoni femminili per due anni e sottoporsi a una valutazione psichiatrica. E soprattutto, deve dimostrare di avere avuto la sensazione di sentirsi intrappolato in un corpo sbalgiato fin dall'infanzia e aver vissuto almeno un anno come una donna, aggiunge un altro famoso chirurgo, Prayuth Chokrungvaranont, docente all'Università di Chulalongkorn.

Il medico, che ha realizzato 300 operazioni di cambio di sesso e altre 600 di chirurgia plastica, sottolinea questo aspetto psicologico fondamentale: il paziente deve essere così convinto di voler essere una donna che l'operazione deve diventare "soltanto l'ultimo ostacolo" del suo percorso esistenziale.

Le frasi che il chirurgo si sente ripetere più spesso dai pazienti, racconta, sono: "Voglio essere una donna completa", "Mi liberi del mio pene", "Voglio avere relazioni sessuali complete con il mio partner". Chiedono anche se potranno avere un orgasmo dopo l'operazione e lui risponde: "Sì, ma solo se avete un buon feeling reciproco".

Dieci anni fa, conclude, "in Thailandia le operazioni di cambio di sesso per gli stranieri erano meno di cento all'anno. Oggi sono due o tre al giorno".




permalink | inviato da il 23/11/2005 alle 17:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


sfoglia     dicembre       
 


Ultime cose
Il mio profilo



internazionale.it
peacereporter
emergency.it
warnews
reporterassociati
peacelink
UNHCR_NEWS
unrwa
iom.int
Lino
Marco Stefano
Anna Maria


Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom