.
Annunci online

  Datti [ ]
         

 
 

Ciao a tutti mi chiamo Salvatore Fizzarotti ,sono di Roma.

La mia professione: Photoreporter,il classico photoreporter,quello che denuncia i fatti reali senza porsi problemi e scrupoli di sorta………Credo in quello che faccio e cerco di raccontarlo con le mie immagini………Quello che cerco è l’emozione delle persone che vedono le mie foto,senza cercare notorietà e glorie,non sono molto bravo nel descrivermi,quindi lascio la parola ad alcune persone che con due parole hanno colpito in pieno il soggetto………Grazie a tutti.

 

Un mio collega scrive:

Chi si affaccia ad un mondo completamente diverso da quello in cui vive, rischia di cogliere solo il lato "curioso", folkloristico, a volte persino bizzarro di una società: le foto di Salvatore mostrano invece una attenzione intelligente ed una rara sensibilità.Le persone, i volti, le ambientazioni sono colte con una sobrietà ed un rigore così intensamente rispettosi da far pensare ad un lavoro svolto nell'ombra, in silenzio, quasi a non volersi intromettere e disturbare una cultura così affascinante nella sua diversità al punto da aver turbato le coscienze e lo spirito di milioni di viaggiatori.

E proprio di questo si tratta: la professionalità di Salvatore si esprime nel cogliere le sensazioni, le situazioni che solo un "viaggiatore", non certo un "turista", può cogliere in una frazione di secondo.”

 

Un anonimo scrive:

La fotografia come mezzo espressivo. Anche sulla rete. Un blog come una finestra da cui affacciarsi su un mondo diverso da quello in cui si vive. "Datti", il diario online di Salvatore Fizzarotti offre una prospettiva diversa per analizzare i temi legati alla grande attualità.

 

  



  PeaceReporter - la rete della pace. Quotidiano online e agenzia di servizi editoriali. Storie, dossier, interviste, reportage, schede conflitto, schede paese e buone notizie da tutto il mondo
 
  6/10/2005

 War News - Notizie dai conflitti nel mondo

   
  

  Basta! Parlamento pulito
 
 
  Invia anche tu la lettera al Presidente Ciampi!

 Reporters Sans Frontières
 
  Alertnet


 


   


23 novembre 2005



Inchiesta della "France Presse": due o tre stranieri al giorno
si sottopongono a un intervento. Sono quasi sempre uomini
Cambiare sesso per 5000 dollari
in Thailandia è boom di richieste

Alta qualità, prezzi stracciati e ricovero di due settimane in ospedale
ma prima una selezione psicologica sulle motivazioni del paziente



Visita a un paziente nell'ospedale Yanhee di Bangkok

BANGKOK - Da paradiso del sesso a paradiso per chi vuole cambiare sesso: la Thailandia scopre un nuovo tipo di turismo. Stranieri, molti americani, soprattutto uomini e spesso sposati sono i pazienti che ogni anno decidono di intraprendere questo viaggio della speranza in cui per prezzi modici (5.000 dollari compreso il ricovero) possono realizzare il loro sogno, cambiare quello che la natura ha deciso per loro. E' quanto emerge da un reportage della France Presse a Bangkok: gli interventi di questo tipo sono due o tre al giorno.

"Rendo felici i miei pazienti. E' il mio mestiere", dice al cronista dell'agenzia francese Greechart Pornsinsirirak, chirurgo estetico all'ospedale Yanhee nella capitale thailandese. All'ingresso dell'ospedale, prosegue l'inchiesta, un cartello in sei lingue (tra le quali l'arabo e il cinese) accoglie i pazienti venuti in realtà non soltanto per operazioni così drastiche, ma anche per più seplici interventi estetici al seno o al naso. Ma Greechart sottolinea che il numero di candidati a un cambio di sesso è in forte aumento.

Chi sono? "Quando si tratta di turiSti - spiega il chirurgo - il 95% di loro sono maschi che vogliono diventare femmine e spesso sono sposati e di mezza età. Mi dicono: 'Mi aiuti, non posso più nascondeRmi'".

E quasi sempre escono soddisfatti come testimonia una grande bacheca nello studio del medico con i biglietti di ringraziamento. Un americano di 31 anni, per esempio, che ha subito un intervento per nascondere il suo pomo di Adamo scrive: "L'aspetto è superbo, meglio di quanto immaginassi. Avrei dovuto farlo anni fa". Un giapponese di 21 anni che ha subito un intervento al pene e uno al seno esprime tutta la sua gratitudine: "Grazie per aver esaudito il mio sogno".

Perché la Thailandia sia diventata la meta privilegiata della chirurgia plastica, continua l'inchiesta, è presto detto: innanzitutto per una fama riconosciuta della qualità dei servizi offerti e poi per i prezzi relativamente bassi del tariffario, praticamente un decimo di quelli praticati negli Stati Uniti.

"Qui - spiega ancora il dottor Greechart - un'operazione di cambio di sesso da uomo a donna che dura dalle quattro alle otto ore, costa 5.000 dollari comprese duE settimane di ricovero".

Ma ci sono delle regole per sottoporsi all'intervento e una prassi da seguire. Il paziente deve assumere ormoni femminili per due anni e sottoporsi a una valutazione psichiatrica. E soprattutto, deve dimostrare di avere avuto la sensazione di sentirsi intrappolato in un corpo sbalgiato fin dall'infanzia e aver vissuto almeno un anno come una donna, aggiunge un altro famoso chirurgo, Prayuth Chokrungvaranont, docente all'Università di Chulalongkorn.

Il medico, che ha realizzato 300 operazioni di cambio di sesso e altre 600 di chirurgia plastica, sottolinea questo aspetto psicologico fondamentale: il paziente deve essere così convinto di voler essere una donna che l'operazione deve diventare "soltanto l'ultimo ostacolo" del suo percorso esistenziale.

Le frasi che il chirurgo si sente ripetere più spesso dai pazienti, racconta, sono: "Voglio essere una donna completa", "Mi liberi del mio pene", "Voglio avere relazioni sessuali complete con il mio partner". Chiedono anche se potranno avere un orgasmo dopo l'operazione e lui risponde: "Sì, ma solo se avete un buon feeling reciproco".

Dieci anni fa, conclude, "in Thailandia le operazioni di cambio di sesso per gli stranieri erano meno di cento all'anno. Oggi sono due o tre al giorno".




permalink | inviato da il 23/11/2005 alle 17:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa



23 novembre 2005



Presentata la relazione 2005 sullo stato di insicurezza alimentare
Il direttore: "I paesi ricchi non mettono in pratica gli intenti"
Rapporto Fao sulla fame nel mondo
"Ogni anno uccide 6 milioni di bimbi"

Solo Sud America e Caraibi raggiungeranno gli obiettivi entro il 2015
Il dramma africano: 11 milioni di piccoli non raggiungono i cinque anni


                                              

ROMA - L'annuale rapporto sullo "Stato di insicurezza alimentare nel mondo" della Fao è una volta di più un pugno in faccia all'indifferenza dei paesi ricchi. Che non rispettano gli impegni presi e sono lontani dal realizzare gli obiettivi del millennio. Ogni anno circa sei milioni di bambini muoiono per fame e denutrizione, praticamente l'intera popolazione prescolare di un paese grande come il Giappone. L'organizzazione per l'alimentazione e l'agricoltura dell'Onu fotografa una situazione tragica, in cui le cause di mortalità infantile restano malattie curabili come la dissenteria, la polmonite e la malaria. Oggi nel mondo sono 852 i milioni di persone che soffrono di fame, di cui 815 nei paesi sottosviluppati, 28 in quelli in transizione e 9 nei Paesi industrializzati.

Se fame e malnutrizione sono le cause della povertà, dell'analfabetismo e degli alti tassi di mortalità, il rapporto dell'agenzia Onu si sofferma sulla necessità di mettere in pratica le politiche di aiuto utili per combattere la fame nel mondo, obiettivo del World Food Summit (Wfs) del 1996 e uno degli obiettivi del millennio (Mdg), da realizzare nel 2015.

"I progressi per dimezzare il numero di persone che soffrono di fame nei Paesi in via di sviluppo - scrive nelle conclusioni del rapporto il direttore della Fao, Jacques Diouf, appena rieletto alla guida dell'agenzia - sono molto lenti e la comunità internazionale è ancora lontana dal raggiungere gli obiettivi e gli impegni assunti al Wfs e Mdg".

"Se ognuna delle regioni in via di sviluppo continuerà di questo passo - aggiunge l'ex ambasciatore senegalese all'Onu - solo il Sudamerica e i Caraibi raggiungeranno gli obiettivi del millennio. La maggior parte, se non tutti, gli obiettivi del Wfs e del Mdg possono essere raggiunti, ma solo se gli sforzi saranno raddoppiati e ripensati". I Paesi industrializzati sono sotto accusa. Diouf chiede tariffe più basse ma soprattutto "meno sussidi ai produttori nordamericani e europei" e "più aiuti ai Paesi più poveri" che sono "le chiavi per permettere al Sud del mondo di raggiungere un livello di sviluppo soddisfacente".

Il 75% delle persone che soffrono la fame vivono in zone rurali nei Paesi più poveri, soprattutto in Africa. Qui vive la maggior parte dei circa 11 milioni di bambini che non superano i cinque anni, delle 530mila donne che muoiono durante la gravidanza ed il parto e dei 300 milioni di persone che muoiono di malaria.

Quasi tutti "vivono nelle zone rurali", ha
sottolineato Diouf, ma ciò nonostante, "negli ultimi 20 anni le risorse all'agricoltura sono diminuite del 50% - ha proseguito il direttore della Fao - anche se, qualche segnale di inversione si intravede, come dimostra la decisione dell'Unione Africana di aumentare la percentuale di budget nazionali destinata allo sviluppo rurale e al settore agricolo del 10% in cinque anni".

"La riduzione della fame", ha scritto Diouf, "dovrebbe diventare la forza trainante e il motore del progresso e della speranza, perché una migliore alimentazione è alla base di migliori condizioni di salute, fa aumentare la frequenza scolastica, riduce la mortalità infantile e materna, dà la possibilità alle donne di avere maggiori strumenti, abbassa l'incidenza e i tassi di mortalità da HIV-AIDS, da malaria e da tubercolosi".

La Fao propone una strategia su due fronti. Da un lato, investimenti a livello nazionale e internazionale per rafforzare la produttività e i redditi, tra cui la costruzione di infrastrutture e la promozione della pesca e del settore agricolo; dall'altro, il sostegno alimentare e sociale attraverso reti di sicurezza per i poveri, programmi di alimentazione per le madri e i neonati.

"La fame è un affronto alla dignità umana, tollerarla è una violazione dei diritti umani, combatterla un imperativo morale", ha dichiarato il direttore generale della Fao, che ha sottolineato che il messaggio centrale del rapporto presentato oggi "è che la lotta alla fame è una delle condizioni per raggiungere gli obiettivi del millennio".




permalink | inviato da il 23/11/2005 alle 1:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



23 novembre 2005



Bush voleva bombardare Al Jazira
[foto] Ma Tony Blair lo fermo', lo rivela il 'Daily Mirror'

LONDRA, 22 NOV- George W. Bush pensava a un attacco aereo chirurgico, rapido e devastante contro la sede della tv Al Jazira,in Qatar, ma Tony Blair lo fermo'. La sconcertante circostanza e' stata rivelata dal 'Daily Mirror' britannico, che cita documenti top secret di Downing Street secondo i quali Bush abbandono' l'idea dopo che il premier Tony Blair lo convinse che una simile iniziativa avrebbe avuto conseguenze devastanti in tutto il mondo. Il colloquio tra i due avvenne il 16 aprile 2004 alla Casa Bianca.




permalink | inviato da il 23/11/2005 alle 1:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



23 novembre 2005

UNA PICCOLA VITTORIA ?????????

Mine antipersona: si usano meno
[foto] Ma Russia, Myanmar, Nepal le collocano ancora (ANSA) - NEW YORK, 22 NOV - L'uso delle mine antipersona nel mondo e' diminuito nel 2005, sebbene Russia, Myanmar (ex Birmania) e Nepal continuino a collocarle. Lo rivela il rapporto della Campagna internazionale per il divieto di questo tipo di ordigni. Egitto e Iraq sono stati tolti dalla lista dei paesi produttori, che ne comprende ancora 13 (mentre erano 50 all'inizio degli anni '90). La Convenzione di Ottawa del '97 vieta l'uso, lo stoccaggio e il trasporto di queste mine: e' stata firmata da 147 Paesi.




permalink | inviato da il 23/11/2005 alle 1:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



23 novembre 2005



Iraq: l'esercito degli Stati Uniti ha usato fosforo bianco a Fallujah nel 2004

Fonte: Rainews24

 

L'esercito degli Stati Uniti ha usato il fosforo bianco durante l'attacco a Fallujah del novembre del 2004. L'agente chimico, contrariamente a quanto affermato dal Dipartimento di Stato in una nota del 9 dicembre 2004, non e' stato usato, secondo gli usi consentiti, per illuminare le postazioni nemiche, ma e' stato usato indiscriminatamente sui quartieri della citta'. E' quanto emerge da un'inchiesta di Rainews 24, realizzata da Sigfrido Ranucci, in onda domani alle 7,35, nella quale, con testimonianze di ex militari americani, vengono mostrati anche documenti filmati del bombardamento al fosforo, e quelli altamente drammatici che ne riprendono gli effetti, oltre che sugli insorgenti iracheni , anche su civili, donne e bambini di Fallujah, alcuni dei quali sorpresi nel sonno. Ascoltiamo un brano dell'intervista a un ex militare americano.
"Ho sentito io l'ordine di fare attenzione perché veniva usato il fosforo bianco su Fallujah. Nel gergo militare viene chiamato Willy Pete. Il fosforo brucia i corpi, addirittura li scioglie fino alle ossa". E' questa la tremenda testimonianza che un veterano della guerra in Iraq, ha rilasciato a Sigfrido Ranucci, inviato di Rai News 24. "Ho visto i corpi bruciati di donne e bambini - ha aggiunto l'ex militare statunitense - il fosforo esplode e forma una nuvola. Chi si trova nel raggio di 150 metri è spacciato". L'inchiesta di Rai News 24, "Fallujah. La strage nascosta", presenta oltre le testimonianze di militari statunitensi che hanno combattuto in Iraq, quelle di abitanti di Fallujah. "Una pioggia di fuoco e' scesa sulla citta', la gente colpita da queste sostanze di diverso colore ha cominciato a bruciare, abbiamo trovato gente morta con strane ferite, i corpi bruciati e i vestiti intatti" ha detto Mohamad Tareq al Deraji, biologo di Fallujah.

"Avevo raccolto testimonianze sull'uso del fosforo e del Napalm da alcuni profughi di Fallujah che avrei dovuto incontrare prima di essere rapita" - ha raccontato la giornalista del Manifesto, Giuliana Sgrena, a Rai News 24 - "avrei voluto raccontare tutto questo, ma i miei rapitori non me l'hanno permesso!".

L'inchiesta mostra documenti filmati e fotografici raccolti nella città irachena durante e dopo i bombardamenti del novembre 2004, dai quali risulta che l'esercito americano contrariamente a quanto dichiarato dal Dipartimento di Stato in una nota del 9 dicembre 2004, non ha usato l'agente chimico per illuminare le postazioni nemiche, come sarebbe lecito, ma ha gettato Fosforo Bianco in maniera indiscriminata e massiccia sui quartieri della citta'. Nell'inchiesta, curata da Maurizio Torrealta, vengono trasmessi anche documenti altamente drammatici che riprendono gli effetti dei bombardamenti sugli insorgenti iracheni, ma anche su civili, donne e bambini di Fallujah, alcuni dei quali sorpresi nel sonno. Il filmato mostra anche un documento dove si prova l'uso in Iraq di una versione del Napalm, chiamata con il nome MK77. L'uso di queste sostanze incendiarie su civili è vietato dalle convenzioni dell'Onu del 1980. Mentre l'uso di armi chimiche è vietato da una convenzione che gli Stati Uniti hanno firmato nel 1997.

Si toglie così il velo a una battaglia che nessuno ha potuto vedere.

"Fallujah. La Strage Nascosta" verrà trasmessa da Rai News 24 martedì 8 novembre alle ore 07.35 (sul satellite Hot Bird, sul canale 506 di Sky e su Rai Tre), in replica sul satellite Hot Bird e sul canale 506 di Sky alle 05.05 pomeridiane e nei due giorni successivi.

 

L'Italia sapeva dell'uso di armi al fosforo bianco sulla popolazione civile. Lo sostiene un'interpellanza dei senatori dell'Unione. Per l'Unione, che chiama in causa il ministro della Difesa Martino, "quando i militari italiani arrivarono a Nassiriya i segni dei bombardamenti Usa al fosforo bianco" erano evidenti. Intanto l'Osservatorio Militare invita i politici italiani a chiedere agli Usa tutte le informazioni ritenendo i nostri militari a Nassiriya esposti a gravi rischi.
 
                
  
                

                

                

                

                

                 

                

                

                

                

                

                

                

                       

                         




permalink | inviato da il 23/11/2005 alle 1:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


sfoglia     ottobre        dicembre
 


Ultime cose
Il mio profilo



internazionale.it
peacereporter
emergency.it
warnews
reporterassociati
peacelink
UNHCR_NEWS
unrwa
iom.int
Lino
Marco Stefano
Anna Maria


Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom