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La frase, pronunciata da un triestino mentre aggrediva delle persone di colore
non è stata considerata dalla Suprema Corte un'aggravante
Cassazione: dire "sporco negro"
non è una manifestazione razzista

Secondo i giudici, può trattarsi di una semplice ingiuria e "non di una restrizione
basata sulla razza con lo scopo di compromettere libertà e uguaglianza"

ROMA - Per la Cassazione l'espressione "sporco negro" - pronunciata da un italiano mentre aggredisce persone di colore alle quali provoca serie lesioni - non denota, di per sè, l'intento discriminatorio e razzista di chi la pronuncia perchè potrebbe anche essere una meno grave manifestazione di "generica antipatia, insofferenza o rifiuto" per chi appartiene a una razza diversa.

In pratica - dice la Suprema Corte annullando con rinvio, nei confronti di un giovane triestino, la condanna per ingiuria aggravata dai motivi di odio razziale - la nozione di discriminazione "non può essere intesa come riferibile a qualsivoglia condotta che sia o possa apparire contrastante con un ideale di assoluta e perfetta integrazione, non solo dei diritti ma anche nella pratica dei rapporti quotidiani, fra soggetti di diversa razza, etnia, nazionalità o religione".

Perchè si configuri la vera discriminazione - dicono gli 'ermellini' ricalcando la Convenzione di New York sui diritti dell'uomo del 1966 - occorre che ci sia "restrizione o preferenza basata sulla razza, che abbia lo scopo di distruggere o compromettere il godimento in condizioni di parità dei diritti e delle libertà fondamentali".

Dunque, per la Cassazione dire "sporco negro" può essere una semplice ingiuria, come tale perseguibile solo a querela di parte e non d'ufficio come avviene per i reati aggravati.

   "Quando si è toccato il fondo"

Pubblicato il 6/12/2005 alle 9.41 nella rubrica Diario.

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